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16 feb 2026

Perché i bambini e ragazzi oggi fuggono negli schermi: emozioni, noia e mancanza di strumenti interiori

Non è pigrizia. Quando un bambino/ragazzo fugge negli schermi sta cercando di regolare emozioni come noia e frustrazione. Ecco cosa succede nel cervello.

Bambino che utilizza un tablet con applicazioni di giochi, esempio di fuga negli schermi e regolazione emotiva attraverso la tecnologia
Bambino che utilizza un tablet con applicazioni di giochi, esempio di fuga negli schermi e regolazione emotiva attraverso la tecnologia

🟢 In questo articolo scoprirai:

  • Perché la fuga negli schermi è un segnale, non il problema

  • Il ruolo di noia e frustrazione nello sviluppo emotivo

  • Cosa succede nel cervello quando si “scrolla” (dopamina)

  • Cosa sono davvero gli strumenti interiori

  • Cosa può fare un genitore senza trasformarsi in controllore

  • E se mio figlio non vuole frequentare esperienze in natura?

  • Educazione in natura e sviluppo emotivo: una risposta concreta

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🟢 La fuga non è il problema: è il segnale

Quando un bambino o ragazzo si rifugia nello smartphone o nei videogiochi, la reazione immediata è spesso questa:

“È sempre attaccato allo schermo.”
“Non ha voglia di fare niente.”
“È diventato dipendente.”

Ma nella maggior parte dei casi non è pigrizia.
È un tentativo di stare meglio.

Lo schermo diventa uno spazio prevedibile, controllabile, stimolante.
Un luogo in cui le emozioni si abbassano rapidamente.

Il punto non è lo schermo in sé.
Il punto è: cosa sta cercando di regolare quel bambino?

Parliamo di:

  • noia

  • frustrazione

  • senso di inadeguatezza

  • disagio sociale

  • sovrastimolazione

Lo schermo non crea queste emozioni.
Le intercetta.

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🟢 Noia e frustrazione: due emozioni che non alleniamo più

La noia oggi è quasi scomparsa dall’infanzia.

Ogni momento vuoto viene riempito: video,musica, notifiche, intrattenimento continuo.

Eppure la noia è uno spazio fondamentale.

È il luogo in cui nascono:

  • creatività

  • iniziativa

  • immaginazione

  • regolazione emotiva

Se un bambino o ragazzo non impara a stare nella noia, la vivrà come un fastidio da eliminare.

Lo stesso vale per la frustrazione.

Perdere, aspettare, non riuscire subito.
Sono micro-esperienze fondamentali per lo sviluppo della resilienza.

Se ogni frustrazione viene anestetizzata con uno schermo, il cervello non impara a tollerarla.

E senza tolleranza alla frustrazione, qualsiasi disagio diventa insopportabile.

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🟢 Dopamina: perché “scrollare” sembra calmare (ma non cura)

Qui entra in gioco il cervello.

Quando scorriamo un social o riceviamo un like, il cervello rilascia dopamina, il neurotrasmettitore associato alla ricompensa.

È lo stesso meccanismo del gioco d’azzardo:
attesa → stimolo → ricompensa.

Ogni swipe è una possibilità.

Il problema non è la dopamina in sé.
È che il cervello impara in fretta.

Se ogni volta che mi annoio, mi sento solo o frustrato, ricevo un micro-rilascio di piacere, il cervello associa:

disagio → schermo → sollievo.

Ma il sollievo è breve.

Quando lo schermo si spegne, l’emozione torna.
Spesso più intensa.

Non è una cura.
È una regolazione temporanea.

Ed è per questo che parlare solo di “dipendenza da smartphone e dopamina” è riduttivo.

Il vero tema è:
quali alternative emotive sta sviluppando quel bambino/ragazzo?

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🟢 Strumenti interiori: cosa sono davvero

Quando parliamo di strumenti interiori non parliamo di concetti astratti.

Parliamo di competenze concrete.

🟢 Ascolto

Riconoscere cosa sto provando.

🟢 Respiro

Abbassare l’attivazione del corpo.

🟢 Corpo

Muoversi, scaricare tensione, usare energia.

🟢 Relazione

Confrontarsi davvero, non solo interagire digitalmente.

🟢 Manualità

Costruire, toccare, creare con le mani.

🟢 Silenzio

Stare senza stimolo continuo.

Queste competenze non nascono da sole.
Si allenano.

Se non vengono allenate, lo schermo diventa l’unico regolatore disponibile.

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🟢 Cosa può fare un genitore senza diventare “poliziotto”

Controllare non basta.
Vietare non basta.
Spiegare non basta.

Serve creare contesti in cui il bambino possa:

  • vivere la noia senza riempirla

  • sperimentare frustrazione senza esserne travolto

  • muoversi e usare il corpo

  • fare esperienze reali di gruppo

  • sentire di essere capace

Non si tratta di demonizzare la tecnologia.
Si tratta di allargare lo spazio delle alternative.

Quando un bambino scopre di poter reggere un’emozione senza fuggire, qualcosa cambia in profondità.

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E se mio figlio non vuole frequentare esperienze in natura?

È una domanda più che legittima.

Non tutti i bambini/ragazzi, soprattutto se molto immersi negli schermi, accettano subito l’idea di partecipare a un percorso in natura o a un’esperienza educativa diversa dal solito.

Ma c’è un aspetto che spesso viene sottovalutato:
i bambini/ragazzi imparano molto più da ciò che vedono fare agli adulti che da ciò che viene loro imposto.

Per questo motivo, anche un genitore può scegliere di partecipare in prima persona a un’esperienza di educazione in natura come corsi di sopravvivenza, bushcraft e indigeno primitivi.

Quando un bambino/ragazzo vede il proprio genitore:

  • accendere un fuoco con metodi alternativi

  • intrecciare fibre naturali

  • costruire qualcosa con le mani

  • stare in silenzio senza distrazioni

  • affrontare una piccola difficoltà con presenza e calma

succede qualcosa di diverso.

Non è più un obbligo.
Diventa curiosità.

Molto spesso è proprio l’esempio diretto a riaccendere interesse, motivazione e desiderio di sperimentare.

In questo senso, lavorare sugli strumenti interiori di un adulto significa portare a casa un know-how concreto che si riflette naturalmente nella relazione quotidiana.

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🟢 Educazione in natura e sviluppo emotivo: una risposta concreta

È proprio da questa consapevolezza che nasce Madre Natura Educamp.

Non come risposta ideologica contro la tecnologia, ma come spazio esperienziale in cui bambini e ragazzi allenano concretamente:

  • gestione della frustrazione

  • presenza corporea

  • autonomia

  • relazione reale

  • capacità di stare nella noia e nel silenzio


Attraverso esperienze in natura, manualità, giochi sulla consapevolezza ed utilizzo delle emozioni, pensieri e parole, vita di gruppo e attività pratiche, i bambini e i ragazzi sviluppano strumenti interiori che riducono naturalmente il bisogno di rifugiarsi nello schermo.

I percorsi per bambini e ragazzi sono strutturati come campi estivi residenziali e si svolgono in Toscana, in un contesto naturale immerso in una splendida foresta secolare di Faggi, con partecipanti che arrivano da tutta Italia e anche dall’estero per vivere un’esperienza educativa profonda e concreta.

Una scelta per l'evoluzione.

👉 Se vuoi approfondire la radice completa della dipendenza tecnologica nei bambini e ragazzi, puoi leggere l’articolo principale dedicato al tema.

👉 Se vuoi conoscere i percorsi di educazione in natura in Toscana per bambini e ragazzi, trovi qui tutte le informazioni.


Silvia Matteucci e Luca Oss Cech
Fondatori di Madre Natura Educamp